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ComES: istruzioni per l’uso

Il commercio equo e solidale costituisce un esempio di come le relazioni e le pratiche commerciali possano contribuire a colmare il divario tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo ed a favorire l’integrazione di questi ultimi nell’economia mondiale.  

Il Commercio Equo e Solidale rappresenta una forma di scambio con realtà produttive di paesi del “Terzo Mondo” sostanzialmente diversa da quella del mercato tradizionale, e finalizzata al superamento del sistema dell’economia “coloniale”.

Se questa, infatti, è fortemente caratterizzata dallo sfruttamento della manodopera e delle risorse ambientali dei Paesi del Sud del mondo e dalla rapina delle materie prime ad un prezzo imposto dalle imprese multinazionali, l’economia Equa e Solidale propone invece un tipo di commercio che considera centrali i bisogni dei produttori – artigiani o contadini – e delle loro comunità, rispettando al tempo stesso l’esigenza/diritto dei consumatori alla piena informazione su quelli che sono i termini, sociali ed economici, che accompagnano lo scambio.

 

Il Commercio Equo e Solidale è oggi una realtà commerciale ben affermata in Europa.

Nasce nel Nord Europa negli anni 60 con le prime “organizzazioni commerciali alternative” che avevano come direttive quelle di diffondere una nuova forma di cooperazione non più basata sull’assistenzialismo, ma incentrata sul coinvolgimento delle forze sociali emarginate individuate nelle piccole cooperative di villaggio e nelle leghe di produttori agricoli o artigianali.

Le realtà delle organizzazioni nel nord Europa si svilupparono notevolmente fino ad assumere dimensioni, come testimonia la GEPA in Germania, con 300 punti vendita e 6 magazzini regionali, assai significative.

In Olanda il CEeS esordisce con la specializzazione dei prodotti in particolare il caffè che tramite un movimento di opinione portò al varo di una legge che obbligava i principali importatori ad acquistare una parte corrispondente al 15 % del prodotto dai piccoli coltivatori evitando la rete commerciale delle multinazionali.

In Italia, il movimento del commercio equo e solidale prende l’avvio agli inizi degli anni ’70, ma solo verso la fine degli anni ’80 esplode veramente.

Il Commercio Equo e Solidale tende a garantire:

·         un prezzo equo, tale cioè da consentire ai lavoratori ed alle loro famiglie il soddisfacimento dei bisogni essenziali ed un livello di vita dignitoso. Il prezzo viene preferibilmente stabilito insieme dal produttore e dall’importatore, e non imposto dall’agente che si trova in posizione di maggiore forza, come avviene nel tradizionale mercato capitalistico;

·         la piena dignità del lavoro, che vuol dire un ambiente di lavoro salubre e la non discriminazione sul lavoro di alcuni gruppi della popolazione (ad esempio donne o disabili); dignità del lavoro, inoltre, significa non accettare, in assoluto, il ricorso allo sfruttamento del lavoro minorile;

·         la democrazia nel processo di lavoro: tutti i prodotti provengono, infatti, da comunità, villaggi e cooperative attente alla reale partecipazione alle decisioni da parte di tutti i lavoratori, favorendo così la loro responsabilizzazione; inoltre, non si ammettono divergenze eccessive nelle retribuzioni fra quanti ricoprono incarichi anche molto differenziati all’interno della struttura produttiva;

·         il prefinaziamento dei propri partner commerciali: al momento in cui viene effettuato l’ordine, l’importatore anticipa fino al 50% del pagamento complessivo, così da consentire ai lavoratori di far fronte alle loro esigenze, senza diventare ostaggi di usurai o intermediari locali, senza subire in pieno le oscillazioni dei mercati borsistici, senza vivere le incertezze legate alle difficoltà di collocazione delle proprie merci;

·         la sostenibilità ambientale: si privilegiano e si incentivano le lavorazioni non inquinanti e basate su metodi naturali, si evita di ricorrere all’importazione di materie prime scarse e difficilmente riproducibili, si ricorre sempre più spesso all’agricoltura biologica;

·         la solidarietà, attraverso progetti di rilevante impatto sociale di cui possa beneficiare tutta la comunità (es. scuole, ospedali, miglioramento delle condizioni e delle tecnologie di lavoro, ecc.);

 ·         la trasparenza, perché il consumatore sia consapevole e pienamente informato di dove va a finire ogni lira che compone il prezzo che paga. A tal fine la gran parte dei prodotti sono accompagnati da schede che, in dettaglio, riportano la composizione delle varie voci di spesa che vanno a comporre il loro costo finale.

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